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Immagini storiche

Le cartoline sono riprodotte per gentile concessione della collezione Edoardo Mezzera - Chiavenna.


Classica "Grüss" di fine Ottocento, edita dal tipografo Massimo Gaj di Chiavenna, riportante tre viste classiche della città, ancor oggi visitabili dal turista. Sembra già un messaggio promozionale la scritta: ...questa città così piccola ma così bella...

Vista complessiva della città dei primi del Novecento, edita dalla tipografia Giovanni Ogna. Ben visibile lo sviluppo del centro storico lungo l'asse del fiume Mera, nonché il certosino lavoro di terrazzamento effettuato sulle pendici della montagna, con i filari di vite ancora in parte produttivi.

La piazza Castello, con il biturrito palazzo Balbiani ancora ridotto a rudere dopo l'incendio che lo ha distrutto nel 1525, in una cartolina Ogna di fine Ottocento. Il palazzo è stato ricostruito negli anni Venti, rispettandone l'architettura medioevale, La piazza è forse la più caratteristica di Chiavenna, ed è fotografatissima dai turisti di passaggio.

Dalla piazza Castello si sviluppa la via Dolzino, la principale del centro storico, vero cuore della vita commerciale e sociale del borgo. In questa vista dei primi del Novecento la via è ancora pavimentata con la caratteristica "risciòla", i ciotoli rotondi recuperati dall'alveo del fiume Mera.

Il palazzo Pretorio, il cui corpo originario risale all'XI° secolo, ha ospitato il governo della città sino al 1908, quando è stato inaugurato il nuovo palazzo comunale, ottenuto dal recupero della caserma degli alpini, già sede della dogana. Oggi il palazzo, accuratamente restaurato, ospita la sede di diverse associazioni cittadine e, a piano terra, una suggestiva sala mostre. Affrescata con gli stemmi dei governatori grigioni.

Palazzo Municipale di Chiavenna. Il palazzo risale al Cinquecento, come gran parte degli edifici del centro storico di Chiavenna, anche se molti muri alla base possono risalire ai secoli precedenti. Esso ospitò la dogana, davanti alla quale nel 1834 fu ricavata la piazza mediante l'abbattimento di alcune case. L'edificio fu oggetto, nel ultimo secolo, di tre ristrutturazioni:
nel 1892 a spese del comune che ne era già proprietario, con l'impiego degli zappatori della 44°compagnia alpina;
nel 1908 quando, su progetto dell'ing. Antonio Giussani, si soprelevò di un piano.
Infine, gli impegnativi lavori, che ora vengono inaugurati, volti al consolidamento statico del palazzo e a un più razionale utilizzo complessivo degli spazi.


Vista di via Dolzino presa dalla piazza Bertacchi in direzione piazza Pestalozzi, in un'edizione dei primi del Novecento. Nella via fervono le attività commerciali, rifornite da carretti, che rumoreggiano sul caratteristico selciato.


Via Dolzino provenendo da piazza Pestalozzi, in direzione piazza Bertacchi. In questa veduta, risalente ai primi anni Venti, si possono notare le "Trotattoie" posate di recente ed asportate negli anni Quaranta. Un cospicuo intervento di recupero da parte del comune ha riportato di recente le lastre di pietra nella loro sede, contribuendo a caratterizzare il centro storico cittadino.


La fontana di piazza Pestalozzi in una immagine di fine Ottocento. Sulla fontana svetta l'obelisco, a memoria dell'albero della libertà che venne piantato alla fine del Settecento, con la fine del dominio grigione, e simbolo della caparbia voglia d'indipendenza dei chiavennaschi.


Il portone di Santa Maria accoglie, ieri come oggi, il visitatore che giunge a Chiavenna proveniente da sud. Eretto nel XVIII° secolo in onore di un commissario grigione, è stato recentemente restaurato ed immette nel centro storico cittadino, zona a traffico limitato e dedicata al passeggio ed agli acquisti.


Non si può parlare di Chiavenna senza citare i suoi "crotti", cavità naturali nelle pendici della montagna da cui spira il "sorèl", aria a temperatura costante di 7-8°, ideale per la maturazione di formaggi, salumi e vini. La zona in cui sorgono nelle vicinanze del centro storico, detta Pratogiano, è costellata di tali miracoli della natura, cui l'uomo ha aggiunto nei secoli caratteristici locali in muratura, alcuni dei quali aperti al pubblico, in cui è possibile gustare la sapida gastronomia locale. L'immagine è stata presa in autunno ai primi del novecento, quando i contadini si recavano nella zona per recuperare le fogli ecadute dagli ippocastani, da utilizzare come strame nelle stalle.


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