Personaggi IllustriGiovan Battista Macolino. Pittore nato verso il 1604 a Gualdera di Fraciscio in val San Giacomo, morto a Chiavenna nel 1673. Fu pure notaio. Formatosi alla scuola di Morazzone, ha lasciato opere nel Comasco, nel Lecchese, in Valtellina, in Valchiavenna e nei Grigioni. È considerato il maggior pittore del Seicento nel territorio dell'attuale provincia di Sondrio. Giovan Battista Stoppa. Nato a Sent in bassa Engadina (Svizzera) da genitori chiavennaschi, studiò teologia all'università di Leida e di Ginevra, passando a Londra come ministro dei valdesi savoiardi. Intraprese la carriera militare, con cui combatté in Olanda, Belgio, Francia, Spagna, Germania e nelle Fiandre. È autore di alcune opere politiche e filosofiche. Morì nel 1692 a Mons in Belgio. Giuseppe Crottogini. Nato a Chiavenna nel 1641, dove apprese l'arte muraria, si trasferì nella bassa Sassonia, dove nel 1679 fu nominato capomastro alla corte dei principi di Hannover. Lavorò a Osnabrück, a Hannover e a Lüneburg, ma la sua opera più importante rimane il convento di Marienrode presso Hildesheim, progettato e realizzato nel 1717 con il cugino Sebastiano Crottogini. Morì a Hannover nel 1716. Gian Giacomo Macolino. Nacque a Chiavenna nel 1653, dove morì nel 1714. Laureato in teologia presso il collegio De propaganda fide a Roma, fu prete e vice curato per 32 anni a San Giacomo in Valle, divenendo poi canonico di Chiavenna. È autore di volumetti di storia locale, stampati a Milano: "Chiese della Valle di S. Giacomo" e "Historia della miracolosa Apparitione di Maria Vergine in Gallivaccio", entrambi del 1686. Quest'ultimo fu ampliato nel 1708. Ma la sua opera principale è il "Diario sacro perpetuo" del 1707, riedito nel 1712. Francesco Mitta. Nacque a Chiavenna nel 1662 ed emigrò in Germania, dove acquistò fama di valente capomastro. Costruì tra l'altro il convento degli Agostiniani con chiesa annessa a Grauhof presso Goslar, che è considerato uno degli esempi più significativi di barocco italiano in bassa Sassonia. Morì nel 1721. Sebastiano Crottogini. Nato a Chiavenna intorno al 1677, emigrò a Hannover, dove - alla morte del cugino Giuseppe Crottogini - divenne capomastro di corte. Lavorò prevalentemente nei dintorni di Hildesheim. Morì a Hannover nel 1740. Altri chiavennaschi lavorarono in Sassonia: Giovan Battista Repspettino (nato a Chiavenna nel 1670), Antonio Rizzi (morto nel 1705), due Martino Pedroni (l'uno morto nel 1731, l'altro nel 1739) e Pietro Pedroni (morto nel 1714). Paolo Paruta. Nacque a Chiavenna nel 1737 e studiò umanità, retorica, filosofia e teologia scolastica al collegio Elvetico di Milano, divenendo prete. Canonico di Chiavenna, si appassionò alla paleografia, raccogliendo e trascrivendo molti documenti dell'Archivio capitolare laurenziano della sua città natale. Fu chiamato dal governo austriaco a Como per sistemare quell'archivio civico e nel 1773 divenne soprintendente di tutti gli archivi gesuitici a Milano. Morì a Chiavenna nel 1791. Candida Medina-Coeli Lena-Perpenti. Nata a Chiavenna nel 1764, sposò il notaio Lena-Perpenti di Pianello sul Lario, dove si trasferì ed ebbe ben 15 figli. Ma trovò anche il tempo di appassionarsi alle scienze naturali. A lei si deve la riscoperta della filatura dell'amianto, per cui ebbe una medaglia d'argento e una d'oro. La sua scoperta aprì la strada alle applicazioni soprattutto per i pompieri. Scoprì anche un esemplare fino ad allora sconosciuto di campanula, nota come "campanula Perpentiae", da lei trovata a Cortenova in Valsassina. Morì a Pianello nel 1846. Antonio Vanossi. Nato a Chiavenna nel 1789, applicò la scoperta della Lena-Perpenti, collaudando ripetutamente un vestito di amianto nel fuoco nel 1830 a Chiavenna e a Milano, presente anche il governatore austriaco conte Francesco Hartig. Per questo ebbe una medaglia dall'Istituto di scienze, lettere ed arti. Ripeté gli esperimenti a Monaco di Baviera, ma la disonestà di alcuni committenti lo portò alla chiusura della ditta. Nominato membro delle Società unite delle arti e delle industrie di Londra, morì a Chiavenna nel 1856. Maurizio Quadrio. Nacque a Chiavenna nel 1800 da Carlo, segretario comunale originario di Chiuro in Valtellina, e da una Pestalozzi. Si iscrisse a giurisprudenza all'università di Pavia. Animato da idee di libertà e di patriottismo, partecipò ai moti liberali. Per sfuggire all'arresto fu in vari paesi europei, prima di rientrare a Chiuro, dove la pena di morte fu commutata in sei mesi di galera. Quindi organizzò nel 1848 la difesa dello Stelvio e del Tonale, trasferendosi, come segretario privato di Giuseppe Mazzini, a Roma, dove diresse vari giornali e morì nel 1876. È sepolto nel Pincetto di Campo Verano. Francesco Dolzino. Nato a Chiavenna nel 1810, avuta notizia dell'insurrezione di Milano nel 1848 contro gli austriaci, raggiunse Morbegno con alcuni volontari, contribuendo alla resa del presidio austriaco. Poi partì verso Milano, ma a Erba fu raggiunto dalla notizia che la città era già stata liberata, per cui rientrò a Chiavenna. Il 22 ottobre si portò a Verceia, all'ingresso sud della valle, resistendo temporaneamente, con 200 volontari, al rientro degli austriaci al Sasso Corbé. Per salvarsi fuggì attraverso i monti e quindi riparò a Genova, dove morì di colera nel 1855. Giovan Battista Crollalanza. Nacque a Fermo nelle Marche nel 1819 da padre chiavennasco e morì a Pisa nel 1892. È considerato uno dei massimi studiosi di araldica, fondatore di riviste specializzate, ma qui si ricorda soprattutto come autore della fondamentale "Storia del contado di Chiavenna", pubblicata a Milano presso Serafino Muggiani nel 1867 e a Chiavenna presso Giovanni Ogna nel 1898 in seconda edizione ampliata e corredata da fotografie. Domenico Bassi. Nacque nel 1834 a Chiavenna, dove si erano trasferiti i genitori, entrambi attori. Dopo studi di pittura all'accademia Albertina di Torino, entrò nella compagnia teatrale del padre, passando nel 1860 in quella di Francesco Sterni e quindi in quella del teatro dei Fiorentini. Fu considerato il più applaudito brillante d'Italia, con notevole capacità di improvvisazione, anche in dialetto e in francese. Ritiratosi dalle scene, gestì il teatro Carignano e fondò una scuola di recitazione, sempre a Torino, dove morì nel 1913. Carlo Pedretti. Nato a Chiavenna nel 1836, fu attratto dalle idee mazziniane e partecipò alla guerra del '59. Fondò nel 1862 a Chiavenna la Società democratica operaia di mutuo soccorso, che presiedette per molti anni: aveva lo scopo di assistere gli operai e contemporaneamente di diffondere le idee mazziniane. Emigrato a San Francisco in California, là fondo un quotidiano per gli emigranti italiani, rientrando nel 1905 a Chiavenna, dove morì nel 1909. Giovanni Battista Cerletti. Nato nel 1846 a Chiavenna, studiò al collegio Gallio di Como e si laureòi in ingegneria al Politecnico di Milano. Vincitore di una borsa di studio, fu in Austria e in Germania per ricerche sul vino e sulla birra. Dopo due anni tornò in patria e nel 1866 fu chiamato a Roma come segretario della Società dei viticoltori italiani. Con il Carpené fondò a Conegliano Veneto la prima scuola enologica d'Italia. Morì a Chiavenna nel 1906, dov'è sepolto con il figlio Ugo, lo scopritore dell'eklettroschock (Conegliano Veneto 1877-Roma 1963). Aristide Baragiola. Nacque a Chiavenna nel 1847 da Giuseppe che qui aveva aperto una scuola di grammatica. Fu vice direttore dell'istituto paterno di Como e fondò a Strasburgo una scuola di perfezionamento nelle lingue francese e tedesca. Nel 1889 divenne docente all'università di Padova. Moltissime le sue opere di studi germanistici, di filologia e di foclore. Egli fece da raccordo tra due civiltà letterarie, quella italiana e quella tedesca. Morì a Zurigo nel 1928. Giovanni Bertacchi. Nato a Chiavenna nel 1869, laureato in lettere all'Accademia scientifico-letteraria di Milano, insegnò al ginnasio Parini. Nel 1916 fu chiamato "per chiara fama di poeta" alla cattedra di letteratura italiana dell'università di Padova, dove insegnò fino al 1936. Morì a Brugherio nel 1942 ed è sepolto a Chiavenna. Molte le sue opere di prosa e di poesia. Tra queste ultime si ricorda soprattutto "Il canzoneiere della Alpi", che ebbe più edizioni. È considerato il cantore delle Alpi e come tale occupa un posto nella letteratura italiana. Testi di Guido Scaramellini, Centro di studi storici valchiavennaschi
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